Βяobsolete.'s profileBяobsolete.PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    July 25

    Sfogo letterario

    E' sentirsi un po' come quando ti alzi la mattina e tutto il fottuto susseguirsi di eventi ti stronca, ti rompe la schiena, ti stende al tappeto e ancora una volta pensi di non riuscire a rialzarti entro il dieci.
    Eppure lo fai, ti alzi, ti rialzi per meglio dire, ti rialzi con la faccia gonfia come un pallone, le gengive che sanguinano e ti riempiono la bocca di quel sapore così strano, rivoltante ma familiare. Con le coste doloranti, le gambe che vacillano, gli occhi che turbinano, e le orecchie che ti fischiano.
    Avresti preferito che fosse tutto finito, avresti voluto sentire il melodioso suono di quel "dieci" che "poneva fine alle tue sofferenze". Per farti portare a casa, massaggiarti i lividi sotto la doccia calda, asciugarti i capelli con l'aria tiepida del phon, rimassaggiarti i lividi. Stenderti sul letto che non ti è mai sembrato così morbido, accendere la maledetta ultima sigaretta e inalare quell'acre fumo. Spegnere la sigaretta, sospirare, fare mente locale su cosa farai domani e addormentarti così dolcemente, così candidamente da riportarti alla memoria quando, da piccolo, ti addormentavi tra le braccia e sotto i seni della mamma.
    Ma la mattina ti risvegli, con la barba che un'altra volta è ricresciuta, stenti a tirarti fuori dalle dannate coperte che hanno assorbito il calore del tuo corpo dormiente e mentre ti alzi prendi consapevolezza di essere pronto per un'altra cazzo di ripresa, per un'altra scarica di botte che sai già incosciamente ti ridurrà esattamente come, o peggio, di quella di ieri.
    Eppure ti alzi, fissi la tua immagine familiare allo specchio e ti guardi dritto nelle pupille, ti dici: "Sono un uomo ora" e "Si dice sempre 'domani è un'altro giorno': è già 'domani' " e "che palle".
    Ti trascini in cucina, ancora intorpidito, non troppo sveglio ma neppure addormentato. Ti prepari la colazione, guardi la finestra mentre mangi e inizi a ricordarti della tua infanzia, degli amici andati, dell'amore troppo bello ma così tanto lontano. Vorresti mettere come ciliegina alla torta una lacrima, un sospiro, un singhiozzo, ma non ci riesci: non sai più come cavolo si piange.
    Perchè sei grande, non sei più un bambino, hai voluto tanto crescere e ora che non cresci più, vorresti tornare indietro.
    Ma questa è la vita e non si torna più indietro, non puoi mai. Non puoi premere "rewind" e rivivere il vissuto. Non puoi chiedere un'altra chance, perchè hai già faticato ad ottenere questa. La vita, eh.
    Torni nella tua camera, per rifarti il letto. Quanto vorresti che tua madre fosse là, a dirti teneramente: "Vai a scuola, qui ci penso io".
    Ma a chi è mai capitato? Di sicuro non a me. Mia madre va al lavoro la mattina. Ti accingi quindi, con un certo stoicismo, a recuperare le lenzuola. E guardi la piccola conca che è rimasta sul tuo cuscino e sul materasso, e a occhi chiusi annusi, cerchi l'odore d'amore della tua prima fidanzata, ma non lo trovi. Non c'è più ma tu non ci credi, non vuoi crederci.
    "E' andata...da quanti anni non la vedo...non esiste più", pensi. Ma lei esiste; starà percorrendo la strada della sua vita esattamente come stai facendo tu in quest'angolo di spazio, in questa frazione di tempo, con pensieri non troppo dissimili dai tuoi, oppure sarà nuda nel suo letto, sorridente, con un uomo che le hai così tante volte augurato di trovare, detto di meritare. Un uomo che ora la bacia, portandole la colazione a letto e che le sussurra: "Ti amo..." e "Fai pure le tue cose, al resto, penso tutto io". Lei lo bacia, abbozzando una risata, lo afferra per il collo, lo porta verso di sè, si scopre dalle coperte, quindi...
    No, penso molto di più che sia lì come te, rifacendo il suo lettino non si sa come, sempre meglio di quanto lo fai te.
    Perchè quel letto rappresenta la tua vita - lo rifai, eppure le lenzuola sono più lunghe da un lato, c'è una piega nelle coperte, il cuscino è storto. La metafora della tua perenne imperfezione.
    In un lampo sei vestito, sei pronto ad uscire da quella porta che ora, più che una barriera insormontabile o un senso di protezione, rappresenta solo una porta.
    Scendi nel box, o esci nel parcheggio, se sei meno fortunato, e accendi la tua macchina.
    La tua macchina, già. E' tua ora, o meglio, quasi tua, siccome manca sempre qualche rata.
    Te la ricordi la tua prima macchina? Sembrava quasi che una ferrari mai avrebbe retto il confronto, la macchina su cui hai fatto di tutto; l'amore, le risate con gli amici, i viaggi interminabili verso il mare o qualche locale fuori porta; le bestemmie contro quello che stava davanti perchè andava a 45 all'ora sulla provinciale, criticando la sua abilità di guida, il che succede spesso se la ragazza o gli amici erano con te; e la macchina che ti si spegne allo stop successivo perchè hai lasciato troppo presto la frizione, hai lasciato la terza ingranata o semplicemente la strada è in salita. Tanta boria per niente, no? E poi era quello dei 45 orari che non sapeva guidare. Il terrore di beccare i poliziotti tornando
    Accendi la macchina, e, se sei di buon umore o abbastanza carico, anche la radio. Fa sempre figo ascoltare un po' di musica al mattino.
    Cosa manca? Ah sì. Giustamente appena uscito di casa non trovi traffico, poi la concentrazione di macchine aumenta e infine ti ritrovi in coda, quando ti mancano solo 5 minuti per non arrivare al lavoro tardi. Ti ripeti, come ogni volta: "Domani esco prima, cinque minuti prima. Domani esco prima".
    Intrappolato come sei nella routine. La maledizione del cartellino. Ti rendi conto che il ribelle metallaro, come amavi definirti tu a sedici anni, ha avuto quella cazzo di metamorfosi, rendendoti un'altro uomo medio.
    Un maledetto uomo qualunque.
    Chissà dove sono finite le tue magliette, i tuoi anfibi che ti hanno sempre affascinato e magari reso un paio di centimetri più alto, quegli anfibi con tante storie da raccontare, tutti i concerti, tutte le uscite, tutti i dannati cortei in nome di una protesta contro il sistema che era corrotto, che era malato.
    E ti ritrovi come sei ora, un ingranaggio di quel sistema, fai quello che i tuoi genitori facevano mentre tu ti ribellavi contro il ricco, il politico e il potente. Fai girare l'ingranaggio dell'orologio che è la realtà, che è la società.
    Ti vengono alla mente le canzoni di Guccini, di Venditti. "Compagno di scuola, compagno di niente..."; "...o sei finito in banca pure tu?".
    La scuola, già...quante cose da ricordare, o da dimenticare. Dal primo giorno, catapultato in una realtà ostile, senza conoscere nessuno. L'ultimo giorno prima degli esami, il giorno dell'orale, le migliaia di interrogazioni, le centinaia di verifiche...le battute, le prese in giro, fatte o subite.
    Dipende tutto da quello che sei stato. Se eri nella media, un ribelle come un'altro, allora ne facevi più che ne subivi. Se eri sotto la media, ossia uno sfigato, ne subivi molte di più.
    E ti ricordi le odiate lezioni di latino, di educazione fisica (dove si faceva tutto fuorchè giocare), di matematica, di chimica. Le bocciature, i debiti e successivamente gli esami di riparazione.
    Le superiori...ahh...bei tempi. Quando commentavi con i compagni lo sculettamento della gnocca che vedevi passare in corridoio, che ora chissà dove si trova.
    Sembri quasi JD di Scrubs, guardi in alto a destra e pieghi la testa e fantastichi, ma sei già arrivato al lavoro. La tua mente subisce uno sbalzo, una doccia fredda. Lo strattone che ti dava lo Space Vertigo a Gardaland, ritorna alla realtà, omuncolo.
    Timbri il cartellino. E la tua libera giornata finisce qui.

    Trascinandoti prima al weekend, poi a ferragosto.
    Tu, ragazzo dei primi anni '90. Cresciuto senza Playstation, Xbox, Internet. Ultimo memore di mosca cieca e nascondino e "ce l'hai". Di Risiko, di Monopoli. Dell'oratorio.
    Tu, che ti prepari ad un'altra ripresa con la vita che te le darà pure questa volta.
    Tu, uomo qualunque.


    L'ho scritta tutta io :) non so perchè, ero ispirato.

    Comments

    Please wait...
    Sorry, the comment you entered is too long. Please shorten it.
    You didn't enter anything. Please try again.
    Sorry, we can't add your comment right now. Please try again later.
    To add a comment, you need permission from your parent. Ask for permission
    Your parent has turned off comments.
    Sorry, we can't delete your comment right now. Please try again later.
    You've exceeded the maximum number of comments that can be left in one day. Please try again in 24 hours.
    Your account has had the ability to leave comments disabled because our systems indicate that you may be spamming other users. If you believe that your account has been disabled in error please contact Windows Live support.
    Complete the security check below to finish leaving your comment.
    The characters you type in the security check must match the characters in the picture or audio.

    To add a comment, sign in with your Windows Live ID (if you use Hotmail, Messenger, or Xbox LIVE, you have a Windows Live ID). Sign in


    Don't have a Windows Live ID? Sign up

    Trackbacks

    The trackback URL for this entry is:
    http://maggotbro.spaces.live.com/blog/cns!E76A8C18442F3D20!1054.trak
    Weblogs that reference this entry
    • None